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Barista Sottomessa 11 – Culo ripieno
09.06.2026 |
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"Ora ogni minimo movimento avrebbe fatto agitare il liquido caldo nelle sue viscere..."
Barista Sottomessa 11 – Il Plug del MattinoSara arrivò al bar poco prima dell’alba. Il locale era ancora avvolto nella penombra grigia dell’alba, con l’odore di caffè macinato e legno pulito che aleggiava nell’aria. Si era vestita esattamente come piaceva al suo Padrone: una camicetta bianca diafana, leggerissima, con solo tre bottoni abbottonati sul davanti. Il tessuto trasparente lasciava intravedere chiaramente i seni sodi e i capezzoli già turgidi per l’eccitazione dell’attesa. Sotto indossava un paio di jeans neri ultra-aderenti, praticamente dei leggings di denim spesso che le fasciavano le gambe toniche da runner come una seconda pelle, infilandosi profondamente tra le natiche alte e rotonde.
I capelli corti e spettinati le incorniciavano il viso con quell’aria da ragazzaccia ribelle che lo faceva impazzire. Stava sistemando le tazzine dietro al bancone quando sentì la serratura scattare.
Lui entrò senza dire una parola. Alto, spalle larghe, barba curata e quello sguardo predatorio che le faceva bagnare le mutandine all’istante. Chiuse la porta a chiave con un gesto secco.
«Padrone…» sussurrò Sara, la voce già roca.
«Bagno. Subito. Ho solo venti minuti prima di una riunione.»
La afferrò per il polso e la trascinò quasi di peso nel piccolo bagno del personale. Appena dentro, chiuse la porta e la spinse con forza contro il lavandino.
«Mani sul bordo. Schiena inarcata. Culo fuori, troia.»
Sara ubbidì all’istante, poggiando i palmi sul marmo freddo e spingendo indietro il sedere. Lui le abbassò i jeans e le mutandine fino alle ginocchia con un unico gesto violento. Il suo culo perfetto rimase completamente esposto, bianco e invitante.
Non ci furono preliminari. Tirò fuori il cazzo già durissimo e glielo spinse nel culo con una stoccata brutale, fino in fondo.
«Ahhh! Cazzo!» urlò Sara, stringendo i denti mentre il grosso membro la apriva senza pietà.
Lui iniziò a pompare come un pazzo, inculandola con colpi forti, profondi e rabbiosi. Ogni spinta la sbatteva contro il lavandino, facendo sbattere i seni contro il bordo. Le schiaffeggiava le natiche con violenza, alternando destra e sinistra, lasciando impronte rosse brucianti sulla pelle.
«Prendilo tutto, puttana. Senti come ti apro il culo ogni mattina prima che inizi a fare la brava barista.»
Sara gemeva forte, le gambe tremanti, la figa che gocciolava copiosamente sul pavimento del bagno. Ogni stoccata le mandava fitte di dolore e piacere mescolati. Sentiva le palle di lui sbattere contro la sua figa fradicia.
«Più forte… Padrone… sfondami…» implorava tra un gemito e l’altro, spingendo indietro il culo per prenderlo ancora più a fondo.
Lui la afferrò per i capelli corti e le tirò la testa all’indietro, costringendola a guardarsi nello specchio mentre la inculava senza pietà. Il suo viso era già stravolto: guance rosse, occhi lucidi, bocca aperta.
Dopo diversi minuti di scopata selvaggia, lui rallentò improvvisamente, tenendo il cazzo affondato fino alla base.
«Adesso ti riempio come la cagna che sei.»
Un getto potente e caldo le esplose dentro. Stava pisciando direttamente nel suo retto. Sara gemette forte, sentendo il liquido bollente invadere le sue viscere, riempirla, agitarsi. Lui continuava a spingere piano, mescolando il piscio dentro di lei, mentre qualche rivolo caldo iniziava a colarle lungo le cosce.
«Bevi il mio piscio col culo, Sara. Sentilo agitarsi dentro di te per tutto il giorno.»
Il getto sembrava interminabile. Quando finì, ricominciò a pompare con furia ancora maggiore, usando il piscio come lubrificante osceno. I colpi erano bagnati, rumorosi, degradanti. Pochi minuti dopo ringhiò come un animale e le scaricò dentro una sborra abbondante, fiotti densi, caldi e copiosi che si mescolarono al piscio già presente, riempiendola fino a farle gonfiare leggermente il ventre.
Sara tremava violentemente, sull’orlo dell’orgasmo, il culo dilatato e pieno.
Lui tirò fuori il cazzo lentamente. Un rivolo di piscio e sperma bianco iniziò subito a colarle fuori dal buchetto aperto. Dalla tasca estrasse un plug anale nero, spesso e largo, con una base molto pronunciata.
«Tieni le natiche aperte.»
Glielo spinse dentro con decisione. Il plug entrò con un suono osceno e bagnato, tappando ermeticamente tutto il suo carico. Sara gemette forte sentendo il grosso tappo sigillare il piscio e la sborra dentro di lei. Ora ogni minimo movimento avrebbe fatto agitare il liquido caldo nelle sue viscere.
«Lo terrai tutto il turno, fino alla chiusura. Voglio che mentre servi i clienti senti il mio piscio e la mia sborra che ti si muovono nel culo a ogni passo, a ogni inchino, a ogni volta che ti allunghi. E non osare venire senza il mio permesso. Capito?»
Le diede un ultimo, fortissimo schiaffo sul culo, poi si sistemò i pantaloni.
«Brava la mia barista sottomessa. Ci vediamo stasera.»
Uscì lasciandola piegata sul lavandino, col respiro affannoso e il culo pieno e sigillato. Sara si guardò allo specchio: capelli spettinati, camicetta stropicciata e semiaperta, viso arrossato di vergogna ed eccitazione. Sentiva perfettamente il liquido caldo e denso agitarsi dentro di lei, premuto dal plug largo.
Si tirò su i jeans aderenti con fatica. Il tessuto elasticizzato premeva sul plug, rendendolo ancora più evidente e spingendolo più a fondo. Ogni passo le provocava una sensazione umida, calda e profondamente umiliante.
Il turno iniziò poco dopo. I primi clienti arrivarono mentre Sara cercava di mantenere un’espressione normale. Ogni volta che si muoveva dietro al bancone, il piscio e la sborra del Padrone si agitavano dentro di lei, creando una pressione costante e oscena. Quando si chinava per prendere qualcosa dallo scaffale basso, il plug premeva forte e sentiva chiaramente il liquido spostarsi.
«Buongiorno, cosa vi porto?» chiedeva con voce leggermente rauca, sorridendo a fatica mentre una goccia di sudore le scendeva lungo la schiena.
Un cliente abituale notò che camminava in modo strano.
«Sara, tutto bene? Sembri… agitata oggi.»
«S-sì… solo un po’ di mal di schiena,» balbettò lei, mordendosi il labbro mentre un’ondata di piacere degradante la attraversava.
Per tutta la mattina servì caffè, cornetti e sorrisi, con il culo pieno del piscio e della sborra del suo Padrone che le ricordava a ogni movimento a chi apparteneva veramente. Il plug largo la teneva dilatata e sigillata, impedendole di liberarsi.
Sapeva che sarebbe stata una giornata lunghissima, umiliante e deliziosamente eccitante.
E non vedeva l’ora che arrivasse la sera, quando lui sarebbe tornato per usarla ancora.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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